Definizione e caratteristiche del disturbo
Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (DDAI) è un disturbo neuropsicologico che si manifesta prevalentemente in bambini e adolescenti di età compresa tra i 6 e i 18 anni. Questo disturbo è caratterizzato da difficoltà nel mantenere l’attenzione, iperattività e comportamenti impulsivi. Sebbene la causa esatta del DDAI non sia ancora completamente nota, si ritiene che possa essere legata a una combinazione di fattori genetici, ambientali e neurobiologici. Questi fattori possono influenzare lo sviluppo del cervello e il funzionamento dei neurotrasmettitori, contribuendo alla comparsa dei sintomi del disturbo.
Definizione e classificazione ICD-10
Il DDAI è descritto sia nel DSM-V (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, Quinta Edizione) che nell’ICD-10 (Classificazione Internazionale delle Malattie, Decima Edizione). Secondo il DSM-V, il DDAI è suddiviso in tre presentazioni: tipo prevalentemente disattento, tipo prevalentemente iperattivo-impulsivo e tipo combinato. L’ICD-10, invece, distingue tra Disturbo dell’Attività e dell’Attenzione e Sindrome Ipercinetica della Condotta. Queste classificazioni aiutano i professionisti della salute mentale a diagnosticare e trattare il disturbo in modo più preciso.
Sintomi principali: deficit di attenzione e iperattività
I sintomi del DDAI sono suddivisi in due categorie principali: disattenzione e iperattività-impulsività. I sintomi di disattenzione includono difficoltà a prestare attenzione ai dettagli, a mantenere l’attenzione sui compiti o sulle attività di gioco, a seguire le istruzioni e a completare i compiti scolastici, le incombenze o i doveri lavorativi. I sintomi di iperattività-impulsività comprendono agitazione, difficoltà a rimanere seduti, a giocare o svolgere attività ricreative tranquillamente, a parlare eccessivamente, a rispondere prima che la domanda sia completata, a interrompere gli altri o a essere invadenti nei loro confronti. Questi sintomi possono variare in intensità e possono influenzare significativamente la vita quotidiana del bambino.